Gli esami di Geometria Analitica
Il dottor Carlo C. poteva vantarsi di tante cose, belle ed anche importanti, che aveva realizzate nel corso della sua esistenza, ma non di quell’unico figlio che, diciamo la verità, gli era riuscito abbastanza maluccio.
Dire che non fosse un’ aquila è poco; in verità, Teodoro, Dorino per gli amici, purtroppo aveva seri problemi mentali che lo ponevano molto al di sotto del livello medio di comprendonio dei suoi coetanei.
Nonostante questo, egli era ben accetto e ben accolto nella sua comitiva di amici, perché le sue esibizioni estemporanee quasi sempre si risolvevano in effetti umoristici, talvolta anche di alto livello.
Ad esempio, una volta aveva raccontato di un approccio che aveva tentato uno zio, proprietario di un bar del centro, con una bella cliente che si era presentata alla cassa per una consumazione, proponendole di offrirgliela alla salute. “Ma zio,” aveva detto ad alta voce il ragazzo osservando che quella beveva senza pagare “poi non è che ti arrabbi come quando vengono quei signori che dici che sono clienti particolari, che prima non li fai pagare e poi dici che sono una massa di parassiti?”
Un’ altra volta aveva suscitato l’ilarità degli amici parlando di una mezza tragedia familiare che si era scatenata quando aveva riferito alla mamma che pensava che il papà dovesse avere una cliente gravemente ammalata: raccontò infatti che il dottor Carlo, che era un otorino, visitava tutti i pazienti sulla poltrona, tranne la signorina Luisa, che la segretaria gli aveva detto che curava sdraiata sul lettino.
Insomma, c’era da fare molta attenzione quando si aveva a che fare con quel soggetto, perché le conseguenze erano spesso imprevedibili.
Comunque, un suo amico che avrebbe dovuto sostenere l’esame di Geometria Analitica presso la locale Università pensò bene di invitarlo a tenergli compagnia fino al momento dello svolgimento della prova, perché le sue involontarie facezie lo avrebbero un po’ distratto dalla tensione degli esami.
Così, seduti tra i banchi in mezzo alla massa di spaventati esaminandi, quel bel mattino c’erano Dorino ed il suo amico Nicola, quest’ultimo in procinto di presentarsi davanti alla commissione.
Quando iniziò la prova, Dorino, nell’attesa che il suo amico terminasse la sua esibizione, cominciò anch’egli a fare scarabocchi, disegni e numeri come quelli che vedeva alla lavagna.
Naturalmente, gli altri suoi “colleghi” lo osservavano con curiosità e trepidazione, perché giustamente ritenevano che egli stesse prendendo appunti, visto che era nella posizione più favorevole per ascoltare, senza perdersi nulla, tutte le domande e le risposte d’ esame.
Il tempo passava e Dorino disegnava e scriveva, scriveva e disegnava. A questo punto, una bella ragazza spuntò dagli ultimi banchi e gli si venne a sedere accanto, cercando di curiosare nei suoi appunti, ma l’altro, nel vedere la manovra, chiuse il suo blocco-notes. La “collega”, però, non si perse d’animo e, indicando il quadernetto degli appunti che lui aveva deposto in grembo, chiese: “Me lo fai vedere ?”.
Il ragazzo equivocò e, ricordando i consigli della mamma che lo aveva prevenuto nei riguardi delle ragazze che gli avessero rivolto una richiesta del genere per farsi mostrare il pisello, le fece: “Non posso, perché la mamma non vuole”. La ragazza, indotta anche lei in errore, si alzò allora sdegnata e gli fece: “Allora tienitelo caro per conto tuo!”.
Alquanto mortificato, allora, Dorino pensò bene di andarsene un po’ fuori dall’aula per andare a prendere una boccata d’aria nel corridoio.
Come uscì, però, venne letteralmente assalito dagli altri esaminandi che non avevano avuto la perseveranza di restare dentro l’aula. Questi, ritenendo che egli avesse appena terminato la prova, gli si assieparono immediatamente intorno per conoscere i particolari della cosa.
“Sei stato con l’assistente uomo o con la donna ?” fu la prima domanda che egli riuscì a distinguere in quell’assedio. Dorino, naturalmente, ritenendo che la domanda si riferisse alla ragazza che gli si era avvicinata poco prima: “Con la donna,” rispose “non avete visto?” In effetti, nessuno lo aveva visto, né avrebbe potuto vederlo, sostenere l’esame con l’assistente donna, ma comunque, trattandosi di ragazzi che non erano entrati nell’aula, gli credettero sulla parola.
“Ma dicci,” insisterono “come ti è andata ?”
Al ragazzo non parve vero di potersi prendere la rivincita su quella provocatrice: “Mi son bastate due parole e l’ ho messa K.O.”
“Bravissimo, e il risultato finale?”
Ripensando all’ allontanamento rapido della ragazza, Dorino fece ruotare la mano nell’aria, ad indicare un esito completamente soddisfacente.
“Sei eccezionale, collega. Ma che cosa ti ha chiesto ?”
Dorino si fermò esitante pensando a quella cosa che quella avrebbe voluto vedere, poi alla fine realizzò che si trattava della prova di esame, però non sapeva come sbrigarsela. Fece: “Eeeh!”
“Dai, collega, non farti pregare !”
“Va bene, se proprio lo volete sapere…”
“Forza, parla! “
“Ebbene, mi ha chiesto le tabelline !”
Un mormorio di delusione si levò contro quel “collega” che non voleva scoprirsi, che però poi si tramutò in un coro di approvazione e di ammirazione quando dal crocchio si levò la voce: “Certo che il collega è veramente brillante: è simpatico e spiritoso!”
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