Di ogni giorno che non e' il mio
Sempre lo stesso orizzonte. Perche' da quella panchina il verde non cambia mai angolazione. Verde, bambini, giochi. Semmai i suoni, quelli si cambiano. Voci di mamme, papa'. Voci di bambini. Quelli degli altri, che lei guarda, ascolta, sente. Bimbi che non obbediscono quasi mai, piangono a volte, piu' spesso ridono. Per mano, a madri, a padri. Baby sitter, a volte. Bimbi raffredati, capricciosi, indolenti. Figli degli altri.
Ogni giorno su quella panchina, dalle 10 alle 13. Dalle 16 alle 18. Sembra un lavoro part time, tempo determinato. Il lavoro di guardare i bambini degli altri immaginando altro. Vederli crescere, e sapere quando e' il compleanno di Sara o Tommaso. Rubare i giorni dei figli degli altri. Rubare i momenti piccoli che a lei hanno portato via. Quei momenti piccoli da svezzare, intuire, crescere.
Resta la panchina e una prospettiva unica dove immergersi ogni giorno.
''Vieni sempre qui, ti ho visto. Mai un libro, che so, un giornale da leggere, un passeggino da spingere. E si che non sei in pensione, avrai 30 anni''. Una voce non da bambino alla sua destra, un giorno di sole. Una voce che sa di ragazza bionda con una bimba piccola a giocarle accanto. Una voce che si interessa a lei. Che l'ha vista, intravista tra giochi, capricci, pianti e amichetti da attendere o salutare.
''Qui ogni giorno, e' vero''. Le rivolge la parola, intimorita. Che degli estranei poi non ci si dovrebbe fidare. E come ci si potrebbe confidare con una bionda spensierata avventata che vive la sua bella vita definita?
''E perche' qui ogni giorno? Non hai neanche un cane da portare fuori, dico''.
''Gia' neanche un cane''. Che poi perche' dovresti dire tutto a questa mamma che ti guarda come fossi un reality? Perche' dovresti raccontare? Perche'?
''E' che te ne stai in silenzio. Sola. Qui tutti hanno qualcosa da dire, sempre. Forse tu ne avresti piu' di tutti, di cose da dire. E' sempre cosi': chi tace ha mondi immensi''.
Bionda avventata. Incrocia gli occhi. Poco biondi, molto poco spensierati. Ci sarebbe da fidarsi, forse si.
''Ho un figlio. Casa famiglia, me lo hanno tolto. Tossicodipendenza, droga''. Lo dice tutto di un fiato, casomai la bionda non capisse subito. Sarebbe meglio non sentisse. Speriamo non abbia capito. Speriamo.
''Vuoi parlare?''. Ha sentito tutto, stupida bionda. Curiosa. Mica e' uno show tv di vita vissuta.
''Guardo i figli degli altri che il mio lo guardano altri. Cresce altrove. Prende altre mani. Altra mamma, insomma. Io, dicono i servizi sociali, sono inadeguata. Inaffidabile. Irrisolta. Allora vengo qui mi siedo e guardo i vostri figli. I figli di chi sa come fare, sempre ed esattamente. I figli di chi ha sempre risposte e consigli giusti. I vostri figli, futuro certo, giorni puliti. Vite nitide, trasparenti. Percorsi in linea retta. Case, giocattoli, regali, padri e madri insieme. Felici''.
Stupida bionda. Ora piange anche. Mica e' un reality.
''Felici: ''.

Commenti
Delizioso, lacerante
Queen,
beh qui mi hai tagliato a fette l'anima...mi hai fatto tornare in mente storie vissute, che potevano essere e non sono state. Lo hai fatto con parole dirette, precise, hai risvegliato emozione, con descrizioni minimali elementi essenziali e anima.
Ray mond Carver, mi ricorda lui. Per certi aspetti.
"Gas" Terry Lawson
da brivido
trafitto...
Jazzwriter