District 9

Valutazione: 
4
Anno: 
2009

Succede che in Sud Africa arrivano gli alieni: non sono supertecnologici e incazzati come quelli di Indipendence Day, non sono pacifisti hippie come Starman, non sono folletti magici come E.T., non si tratta di una missione di interscambio culturale come in Incontri Ravvicinati. Gli alieni di District 9 sono semplicemente degli albanesi intergalattici, che precipitano col loro barcone-navicella e si stabiliscono così nei sobborghi di Johannesburg. Sono brutti come scarrafoni giganti, ma più che altro fanno casini, si ubriacano ed hanno un debole per le scatolette dei gatti, tanto che ci vanno a rota e i trafficanti locali non perdono occasione per sfruttare l'affare. La gente di Johannesburg, stufa di avere questi straccioni interplanetari a pochi metri da casa, protesta finchè il governo decide di trasferire gli scarrafoni in un campo lontano dal centro abitato, per smorzare le tensioni e risolvere drasticamente il problema. Bisogna così girare per la baraccopoli dei marziani per fargli firmare lo sfratto, uno per uno, ma il solerte impiegato incaricato della faccenda combinerà un mezzo casino e si ritroverà in un guaio più grande di lui. Seguiranno epici scontri con armi aliene contro armi umane, robot e astronavi.

District 9 parte come una enorme, pallosissima metafora, giocando a mettere gli alieni dalla parte degli emarginati e gli uomini da quella degli oppressori: poi, grazie a Dio, il regista e sceneggiatore Neill Blomkamp si ricorda che sta facendo un film coi fucili al plasma e la narrazione vira bruscamente verso il guerrilla-movie di stampo fantascientifico, con scene d'azione eccezionali e colpi di genio sparsi un po' per tutta la durata della pellicola.
Ecco, il punto è questo: tutti si aspettavano il grande film "impegnato" che dicesse qualcosa di "sociale" col linguaggio inconsueto dello Sci-fi low budget, invece è tutto il contrario. La metafora è funzionale alla storia (e non viceversa) e visivamente siamo di fronte a qualcosa che, semplicemente, non s'era mai visto: lo stile di regia è quello di un war movie moderno, di quelli ambientati in medioriente, con camera a mano, corse tra la polvere e ritmo serratissimo, solo che tutto avviene in questa specie di favela aliena, popolata da questa sorta di gamberoni alti due metri. Ricordate Jurassic Park? In quel film si aveva, per la prima volta nella storia del cinema, l'impressione concreta e reale che i dinosauri fossero lì, a recitare assieme agli attori, come fossero stati semplici elefanti o giraffe. Qui è la stessa identica cosa: si fatica davvero, dopo un po', a pensare che tutti i modelli siano stati infilati digitalmente nella pellicola, che non si tratti in realtà di manichini con dentro un attore (cosa impossibile, per via della conformazione fisica degli alieni stessi). L'effetto è ancor più strabiliante, in quanto le inquadrature sono quasi sempre mosse, fatte a mano, come da un cameraman di un TG che riprende una scena di sbieco: posso tranquillamente affermare che District 9, da questo punto di vista, stabilisce un nuovo standard nell'ibridazione tra immagine digitale, effetto posticcio e montaggio. E' tutto assolutamente spettacoloso.
Poi ci sono tante altre cose: la regia, che riesce ad unire il linguaggio dei videogame (le soggettive col mirino sono le uniche realmente efficaci che abbia visto fino ad oggi) con quello dell'immagine amatoriale, e che via via cita in un crescendo di divertimento totally-nerd film quali "La mosca", "E.T.", "Alien Nation" (a cui deve moltissimo), "Iron Man", "Tetsuo", e via così.
Insomma, bello è bello, davvero. Divertente, spassoso, violento. Tutta la prima parte, con gli alieni rozzi e vagamente cretini che non vogliono firmare lo sfratto, è veramente spassosa. Nella seconda, da quando viene bypassato il problema delle armi aliene che non possono sparare se non impugnate da una creatura con dna alieno, si assiste ad una giostra frenetica che porta ad un finale che non potrà non generare un sequel. Intendiamoci, non è questo capolavoro che era stato annunciato, ci sono buchi grossi così nella sceneggiatura, ma quel che importa, in ogni caso, è che il divertimento è garantito.


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Commenti

b-movie

ritratto di Grifabio

Schietta, esaustiva, questa recensione mi ha dannatamente incuriosito e credo che presto, da buon appassionato di fantascienza, andrò a noleggiare il film.

 

Yohv

Yohv

A mio avviso film molto

ritratto di marcostraz
A mio avviso film molto bello, sia dal punto di vista realizzativo che della sostanza...mi è sembrato un film come se ne facevano una volta, specie nella prima parte, molto maturo...molto interessante questa umanizzazione degli alieni (con tanto di prostituzione e contrabbando)...effetti speciali molto belli, che rendono il tutto molto reale...difetti: il finto documentario che ormai non è più innovativo e un finale che rischia di scivolare un pò su Trasformers...comunque alla fine un prodotto più che positivo...voto: 7