ANALISI DEL TESTO SULL’ “ADDIO AI MONTI” DI MANZONI
Lucia, diretta al convento della monaca di Monza, saluta la sua terra natia, i “monti”, descrivendo due situazioni differenti, quella di colui che se ne parte volontariamente e quella di colui che non aveva mai spinto al di là dei monti neppure un desiderio fuggitivo. In entrambe le situazioni, Lucia usa un’unica espressione di saluto, Addio. Questa è una parola che si usa quando si vuole salutare una persona o un luogo che probabilmente non si rivedrà più. Lucia usa proprio questa tipologia di saluto perché è chiaro che, in entrambi i casi, si tratta di una partenza che implica l’abbandono di una situazione che non tornerà mai più come prima. Infatti, colui che parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, tornerà “ricco a’ suoi monti”; colui che, invece, partirà dalla terra natia non per volontà propria, al suo ritorno avrà una più grande e certa gioia, vivendo così in una condizione diversa rispetto al solito. In diversi momenti, nel romanzo Manzoniano, vengono descritti momenti di vita quotidiana, basti pensare alla scena iniziale in cui si vede don Abbondio inserito nella sua routine giornaliera. Anche in questo caso viene ripresa una condizione abituale, si tratta dell’uomo inserito nel clima familiare e ordinario della terra natia, un ambiente tanto noto che “s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore”, riuscendo così ad allontanare ogni sorta di pericolo dalla tranquilla consuetudine della giornata, allo stesso modo di Don Abbondio che, percorrendo sempre la stessa strada, era solito scostare i ciottoli, i rischi. Per cui la terra natia diventa per l’uomo un luogo privo di imprevisti che elimina la tensione dell’uomo verso qualunque aspetto nuovo della vita e della realtà, la casa natia è allora l’idea in sé, cioè la percezione prima della realtà, che non implica nell’uomo un desiderio di conoscenza. Ma, nell’ episodio di don Abbondio c’è un fatto ulteriore, la sua frequente passeggiata viene turbata dall’arrivo dei bravi. Questo evento che sconvolge la stabilità della vita del personaggio, viene chiamata da Lucia “forza perversa”. Cioè, coloro che partono volontariamente , si rattristeranno perché saranno disgustati dall’ampiezza uniforme del nuovo luogo, e nascerà in loro un inquieto desiderio di tornare a casa. Coloro, invece, che partono involontariamente, soffriranno perché saranno sbalzati lontano dai cari monti. Questa forza perversa, di cui Lucia parla, è l’imprevisto che costringe l’uomo a risvegliarsi e a rendersi conto della totalità della realtà. Si tratta del “travaglio del negativo”. L’uomo, la cui vita viene turbata e violentata da questa forza perversa, è costretto ad andare oltre ciò che già si conosce, nasce in lui un desiderio inquieto, sofferente, di conoscenza, l’idea è ora fuori di sé. I personaggi Manzoniani, sono degli uomini che, per giungere al bene, affrontano il male e cercano di trovare in esso un altro modo di vivere, ma ciò è possibile solo incontrando fisicamente un’altra persona in una condizione di sofferenza. Infatti, Don Abbondio, che ha paura della realtà e che vive isolato, continuerà a deviare il male senza affrontarlo, giungendo, alla fine, nella stessa condizione iniziale, cioè alla routine giornaliera priva di imprevisti; Lucia, invece, che si lascia aiutare e affronta il male, accompagnata nel suo lungo travaglio da altri personaggi, riuscirà alla fine a giungere ad una gioia più certa e più grande, quindi l’idea potrà finalmente tornare in sé. L’uomo, avendo affrontato il male grazie all’aiuto di un altro, potrà tornare a vivere la sua quotidianità con una tensione ed un’aspettativa nei confronti della vita diversa, nuova. Lucia dice “Addio” ai monti perché sa che vi tornerà diversa, con un approccio diverso nei confronti della vita e quindi anche nei confronti della sua stessa realtà giornaliera. “I promessi sposi” è un romanzo immanente e la misura della sua immanenza è data dall’etica che emerge non solo dal rapporto tra individui, ma sempre dall’esperienza dell’altro in una condizione di sofferenza.
Vorrei avere il vostro parere. Ciaooo
Brava! Brava due volte.
Brava! Brava due volte. Primo: perchè ti sei dedicata ai "Promessi sposi", un capolavoro che oggi non attira molti. Oggi va più di moda la letteratura leggera, leggera dico, non disimpeganta. Va di moda una letteratura leggera che pretende di essere impegnata, spesso banale che pretende di essere profonda.
E brava perchè hai colto lo spirito del messaggio manzoniano: l'ascendere al bene misurandosi col male.
A rileggerti. Un saluto Giovanni.
Grazie mille, sono contenta
Grazie mille, sono contenta che qualcuno mi abbia risposto :)! un saluto!
addio ai monti
mi e piaciuto come hai evidenziato la differenza tra chi parte volontariamente cercando un "meglio" e chi invece vi e costretto